COMUNICAZIONE DEL MIO RITIRO DAL PROGETTO DEL “BRANCACCIO” PER LA FORMAZIONE DI UNA “ALLEANZA PER LA DEMOCRAZIA E L’UGUAGLIANZA”


‎Yvan Rettore‎

Qui di seguito la mail con cui ho comunicato poco fa la mia intenzione di rinunciare a proseguire la mia collaborazione col progetto del Brancaccio.

“Spettabile Gruppo Promotore Alleanza Popolare per la Democrazia e l’Uguaglianza,

Vi ringrazio di avermi interpellato e quindi ritengo giusto dire la mia circa la vostra iniziativa, partendo dall’analisi dei punti da voi sollevati nella vostra ultima mail:

1/ Il rapporto coi partiti

Inizialmente, il progetto era partito piuttosto bene e mi ero momentaneamente illuso che potesse decollare e prendere forma per rilanciare un movimento credibile e autorevole a Sinistra.

Quando è stato deciso di aprire tale progetto ai partiti, mi sono subito astenuto dal rendermi disponibile per qualsiasi attività all’interno dello stesso.

Era per me assolutamente ovvio che tali partiti avrebbero agito in chiave di puro opportunismo elettorale e di riciclo di personaggi che figurano fra i maggiori responsabili del disastro della Sinistra nel nostro paese.

Già questo aspetto era una forte contraddizione nei termini.

Il risultato è stato la formazione di “Armate Brancaleone” guidate da dinosauri e con programmi “elettoralistici” per nulla innovativi e soprattutto non al passo con le necessità e le esigenze della gente comune.

Aggiungiamoci poi il fatto che il progetto del Brancaccio è sempre stato carente circa una vera proposta organizzativa di aggregazione di tutte le forze di Sinistra e il quadro del fallimento avvenuto appare completo.

2/ La personalizzazione

Sicuramente la personalizzazione del progetto da parte dei promotori non ha giovato alla sua evoluzione, ma questo anche perché la cosa non è stata allargata ad altre personalità autorevoli di vari settori che avrebbero potuto dare un netto contributo innovativo alla proposta nel suo insieme.

Ora riproporlo ancora una volta con i promotori iniziali (Montanari e Falcone) che hanno dimostrato di essere piuttosto ambigui e inaffidabili e senza legare la partecipazione di tutti ad una militanza attiva concreta, mi sembra impresa alquanto ardua, col rischio di ripetere quanto già sperimentato.

3/ Il distacco dalla società civile

Qui mi permetto di dissentire radicalmente dalla vostra posizione.

La Sinistra non è affatto morta nella società civile e anzi, non è mai stata così presente.

Esiste nei movimenti di lotta a difesa del territorio, nei sindacati di base, nelle associazioni di difesa dei diritti civili e sociali, nell’attivismo cattolico e nel mondo del volontariato e in tante altre entità.

Il problema è che queste ultime sono ignorate dalle istituzioni e i partiti si avvicinano a loro soltanto in chiave elettorale salvo poi dimenticarsi delle loro legittime rivendicazioni una volta eletti.

Quindi sarebbe più giusto dire che non esiste più una Sinistra istituzionale degna di questo nome (specie a livello parlamentare) invece di liquidare la cosa in modo semplicistico come avete fatto voi.

4/ Gli strumenti di partecipazione

Il problema non è tanto legato alle risorse quanto al coinvolgimento attivo di tutti i soggetti partecipanti in modo permanente e continuativo.

Alla fine della fiera, si ottengono risultati significativi e tangibili con incontri periodici, ma di breve durata e soprattutto conclusivi.

Si tratta quindi strettamente di una questione organizzativa che non può certo essere risolta attraverso una piattaforma digitale, perché la comunicazione in rete risulta efficace quando si tratta di fare passare informazioni in modo veloce e capillare, ma appare deficitaria e manipolabile quando invece si intende usarla per dibattere o esprimere la propria volontà in modo esauriente ed incontestabile.

L’esperienza del M5S è lì a dimostrarlo, ma anche i più grandi specialisti di comunicazione via rete possono tranquillamente confermarlo.

Detto questo, vorrei aggiungere quanto segue:

– Il termine “Alleanza Popolare per la Democrazia e l’Uguaglianza” è di debole impatto e appare poco chiaro.

“Alleare” è infatti molto più debole che “Federare”, perché nel primo caso la cosa può sembrare effimera e di breve durata, senza basi di solidità nel tempo tali da far credere in un progetto radicalmente proteso a diventare un autentico soggetto politico in pianta stabile.

“Federare” invece ha un significato molto più forte perché presuppone un maggiore senso di appartenenza e l’idea di una struttura stabile da costruire con la partecipazione di tutti i soggetti coinvolti con pari grado di dignità.

Tutte le forze politiche vogliono a parole la “Democrazia”, salvo poi non applicarla all’interno dei loro apparati e ostacolandola in mille modi a livello istituzionale.

Affermare che si vorrebbe introdurre una “democrazia diretta” all’interno della vostra entità al fine di garantire una forma di gestione orizzontale della stessa appare comunque insufficiente perché non si tratta soltanto di offrire alla base degli strumenti di scelta utili per definire il quadro dirigente, ma devono esserle fornite anche e soprattutto degli strumenti di controllo dell’operato di quest’ultimo con annessi degli strumenti di sanzione effettivi.

Quindi soltanto una “democrazia partecipativa” potrebbe garantire una forma di gestione orizzontale e questo punto dovrebbe diventare anche uno degli elementi fondamentali del programma politico, perché distintivo rispetto a qualsiasi altra forza politica esistente.

“Uguaglianza”?

Sì, ma di quale uguaglianza parlate?

Quella assoluta dei marxisti della prima ora o quella della garanzia di dare a tutti le stesse possibilità di riuscita ed emancipazione nella società?

Nel primo caso, si arriva ad un appiattimento dei valori e ad una forma di “dittatura dei mediocri”, mentre nella seconda si può sperare di giungere ad una società in cui davvero la meritocrazia possa essere considerata uno degli elementi fondanti e positivi nell’insieme della evoluzione umana.

Quindi, troppe ambiguità sono presenti già nella denominazione del vostro movimento con scarso appeal verso i destinatari che preferiscono nella maggior parte dei casi poche parole ma chiare quanto inequivocabili.

– La Costituzione non è un dogma!

E’ ora di lasciarci alle spalle slogan del tipo “La Costituzione italiana è la più bella del mondo”, sia perché trattasi comunque di una presa di posizione opinabile, sia perché come ogni scritto umano è sottoposto al mutare dei tempi e delle condizioni.

Adatto come testo nel 1948, oggi risulta carente ed incompleto su vari aspetti: difesa dei beni comuni, democrazia partecipativa, autogestione territoriale, federalismo, ecc….

Quindi difesa dell’esistente, ma anche proposte concrete per rendere la nostra Costituzione maggiormente (ed effettivamente) garante dei diritti civili e sociali della gente che vive nel nostro paese.

– Programma politico lacunare e di stile “novecentesco”.

Pur essendo encomiabile il lavoro da voi svolto su questo punto, leggendolo si ha l’impressione che coloro che lo hanno redatto siano rimasti ancorati agli “ismi” del Novecento.

Il mondo da allora è cambiato ed è fondamentale superare questi “ismi” se si vuole tornare a parlare di Sinistra in questo paese.

Perché altrimenti il rischio è di ridursi ad un gruppo ristretto di nostalgici o peggio ancora di sofisti che amano sentirsi parlare ma che appaiono del tutto inconcludenti nella prospettiva di un radicale cambio di rotta rispetto allo schifo attuale.

Si deve innanzitutto pensare non soltanto ad essere Sinistra, ma ad essere e ad incarnare la volontà di un radicale superamento del fallimentare sistema neoliberista attuale.

E per operarlo è necessario proporre all’interno di un programma politico tutti quei punti che possono permettere il raggiungimento di tale impresa: dalla riduzione del debito pubblico (madre di tutte le battaglie politiche) alla diffusione dell’economia circolare, dal riconoscimento e coinvolgimento attivo dei “common” nella gestione della cosa pubblica alla creazione di istituzioni alternative a quelle esistenti, dalla REU all’autogestione come sistema generalizzato di fare impresa, ecc…

Concludo questo lungo intervento affermando che nel quadro del rilancio di un vero e proprio soggetto di Sinistra in Italia, oltre che curare meglio l’aspetto comunicativo nei confronti della gente comune (non tutti sono laureati e dotati di grande cultura) è fondamentale coinvolgere ogni soggetto attraverso varie forme di militanza attiva e di attuare queste forme di coinvolgimento attraverso la proposta di pochi punti chiari ma nettamente smarcanti (sia dal passato che dai tentativi di riciclo attuali) e realmente innovativi rispetto al resto del panorama politico italiano e che siano identificativi di una Sinistra in grado di dare risposte effettive ai tanti (troppi) problemi che assillano la stragrande maggioranza degli abitanti di questo paese.

Se avete l’intenzione di andare nella direzione di quanto scritto qui sopra, sarò allora lieto di dare il mio contributo.

Altrimenti, focalizzerò il mio tempo ed energie in un altro progetto politico.

Grazie.

Cordiali saluti.

Yvan Rettore”

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