Come si Tronca il rinnovamento a Roma

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La riabilitazione dei dirigenti di Alemanno, i rapporti con gli esponenti dell’Ncd. Le mosse del commissario sembrano riportare il Campidoglio nella zona grigia. E una proposta del Pd apre la strada al rinvio del voto
DI LIRIO ABBATE
16 dicembre 2015
Francesco Paolo Tronca
Al mattino presto il profumo che vuole sentire è quello della carta che esce dalla fotocopiatrice, calda, appena sfornata pronta a comporre la rassegna stampa. E per avere un dolce buongiorno ha disposto che nelle prime pagine vengano inserite le buone notizie e in fondo, ma non necessariamente tutte, quelle cattive, che nelle ultime settimane, però, sono sempre di più. E i passaggi importanti degli articoli devono essere sottolineati a penna, servendosi di un righello, per non sbavare.

Il commissario di Roma Capitale, Francesco Paolo Tronca, la sua giornata la vuole iniziare così. Lui che arriva da Milano, dove ha affrontato l’esperienza organizzativa di Expo, non sembra essere molto avvezzo alla tecnologia, e per questo sceglie la carta.

Quando è arrivato nella Capitale tutti pensavano che fosse un uomo di Matteo Renzi, e invece i fatti ci stanno raccontando altro. Tronca deve il suo avanzamento di carriera all’attuale ministro dell’Interno Angelino Alfano. È stato il capo del Nuovo centrodestra a nominarlo nel 2013 prefetto di Milano. Con un largo sostegno a destra, stando alle parole della portavoce dell’ex ministro dell’Interno, Roberto Maroni, Isabella Votino che, intercettata in quel periodo nell’ambito di un’indagine antimafia, spiegava ad una sua amica poliziotta come la Lega Nord avesse messo Tronca prima a capo dei Vigili del Fuoco e poi ne abbia sponsorizzato la nomina a Milano. Infine è stato sempre Alfano a sottoporre il nome di Tronca al presidente Mattarella per l’incarico di commissario straordinario.

Un mandato a termine fino al voto di primavera. E a quel punto Tronca potrebbe trovarsi, grazie ai suoi buoni rapporti con Alfano, in corsa per il posto a capo della polizia. Sempre che il voto ci sia come previsto. Perché a Palazzo Chigi è sempre più concreta l’ipotesi di un possibile rinvio delle elezioni nella Capitale.

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Grazie a una proposta di legge del Pd che verrà depositata nei prossimi giorni, che mette mano alla città metropolitana di Roma, che riforma il modello di governo capitolino. Se dovesse essere approvata gli elettori saranno chiamati a votare non più per il Comune ma per la nuova istituzione. E a quel punto il rinvio si renderebbe inevitabile e Tronca sarebbe prorogato fino a nuovo ordine.

Sarà per questo che le mosse del commissario sembrano andare ben oltre l’ordinaria amministrazione. Intanto sarà un caso che adesso a Roma molte delle scelte fatte da Tronca privilegino uomini e donne legate a Ncd. Quella che fino allo scorso 2 novembre è stata un’amministrazione guidata dai Dem di Matteo Renzi, con la giunta Marino che dopo mafia Capitale aveva iniziato una rivoluzione rivolta alla legalità e alla lotta alla corruzione, sostituendo o facendo ruotare gli incarichi di dirigenti indagati e chiacchierati, sembra ormai un ricordo.

Una nuova rotazione è stata fatta da Tronca, ma il risultato è diametralmente opposto perché ha portato a nuova vita personaggi sotto inchiesta che erano stati messi da parte. Le scelte del commissario sembrano quasi delineare un ritorno al passato, con un’atmosfera di normalizzazione del Campidoglio che va in senso opposto alla linea di pulizia tentata dalla giunta Marino negli ultimi undici mesi.

I provvedimenti firmati dal commissario infatti paiono riabilitare alcune figure interne che in qualche modo sono state coinvolte nell’istruttoria sul duo Carminati-Buzzi, anche se non tutte indagate, facendole ritornare ai vertici dei dipartimenti che amministrano la metropoli. Allo stesso tempo, però, ha subito puntato il dito contro la donna che in questi mesi ha rivisto e perfezionato il regolamento sugli appalti, realizzando la centrale unica di committenza, che è la stazione appaltante pubblica più grande d’Italia, presa anche ad esempio di legalità e correttezza da Raffaele Cantone.

Lei è Serafina Buarné, attuale segretario generale di palazzo Senatorio, nominata da Marino lo scorso agosto: il predecessore aveva lasciato l’ufficio dopo le contestazioni amministrative sui mancati controlli nei confronti del clan di mafia Capitale. Buarné, ritenuta vicina al prefetto Franco Gabrielli, ha trent’anni di esperienza sulle spalle, passati soprattutto in Sicilia in comuni sciolti per mafia dove è stata anche commissario straordinario. A gennaio era stata chiamata in Campidoglio dall’allora assessore alla Legalità Alfonso Sabella, che l’aveva nominata responsabile per la prevenzione della corruzione e della trasparenza.

Adesso Tronca vuole metterla alla porta. E glielo ha detto chiaramente. Strano che un commissario voglia liberarsi di un segretario generale preparato e apertamente schierato nella lotta al malaffare. E nei mesi scorsi era stato proprio un senatore di Ncd, Andrea Augello, a presentare un esposto contro la Buarné, subito archiviato dall’Autorità nazionale anticorruzione. Su questo punto “l’Espresso” ha chiesto a Tronca spiegazioni ma non ha avuto risposta.

Negli uffici capitolini ci sono ancora da completare grossi affari milionari che il rispetto delle regole e la preparazione amministrativa della Buarné tengono ancora bloccati. A cominciare dalle iniziative del presidente della Roma, James Pallotta, il cui progetto del nuovo stadio sembra essere stato fermato proprio dagli uffici del segretariato generale: l’area scelta per la costruzione risulta franabile.

Ma anche altri costruttori romani puntano a far varare rapidamente operazioni milionarie. Piani che sono passati dal dipartimento dell’Urbanistica, un ufficio che, nonostante lo spostamento di alcuni funzionari, viene ritenuto dagli inquirenti ancora “da attenzionare”. E al Campidoglio le stanze grige degli intrallazzi sono ancora tante.

L’ultima retata è scattata mercoledì 16 dicembre con l’accusa di mazzette per chiudere un occhio sulla regolare esecuzione dei lavori di manutenzione di strade e infrastrutture. Nel mirino della procura di Roma e dei carabinieri del Noe, che hanno arrestato sette funzionari pubblici sono finite 33 gare d’appalto: una torta da 16 milioni per i quali sarebbero stati pagati in due anni 650 mila euro di tangenti.

Oggi nella capitale i fedeli scudieri di Tronca sono il vice prefetto Iolanda Rolli e Ugo Taucer, entrambi sub commissari, entrambi provenienti da Milano, che amano chiamarlo “Capo”. Sono stati loro a riabilitare l’architetto Lucia Funari, dipendente comunale ed ex assessore al Patrimonio e alle politiche abitative della giunta Alemanno.

Tronca l’ha subito nominata direttore del Dipartimento Sport che ha il compito di progettare nuovi impianti, di programmare gli interventi e i controlli. Tre anni fa Funari era capo dipartimento del Patrimonio e braccio operativo dell’allora assessore Alfredo Antoniozzi, oggi tra le file di Ncd. Antoniozzi si dimise e lasciò il posto in giunta alla sua dirigente di fiducia che adesso viene immediatamente ripescata dalla periferia dell’impero in cui Marino l’aveva mandata. Salvatore Buzzi sostiene di averle versato una tangente di centomila euro per avere le proroghe dell’emergenza abitativa, un affare di decine di milioni di euro, ma Funari ha smentito e annuncia querele per il patron delle cooperative sociali, attualmente detenuto per mafia.

Un altro dirigente che era stato allontanato da Marino era il vice capo di gabinetto di Alemanno, Giammario Nardi, definito all’epoca “un potentissimo”, braccio operativo dell’amministrazione pidiellina. Oggi Nardi è dirigente della programmazione e attuazione dei piani di mobilità. Uno degli imputati di mafia Capitale, Luca Odevaine, rispondendo ai pm, ha parlato di un giro illecito di licenze per i camion-bar. «Di 500 licenze rilasciate, 430 erano tutte intestate a membri della famiglia Tredicine-Falsca che, fino all’avvento di Giordano Tredicine al consiglio comunale, finanziava tutta la politica romana», e poi spiegava che «molte di esse erano state rilasciate da Giammario Nardi». Di lui Odevaine dice: «Mi meraviglio di non aver mai visto il suo nome nell’inchiesta…».

Il partito di Alfano timbra anche gli ultimi due sub commissari che Tronca ha voluto al suo fianco da un paio di settimane. Dal circolo culturale milanese del “Piri piri”, di cui Tronca è presidente onorario, il prefetto ha ingaggiato Camillo de Milato, ufficiale dell’esercito in pensione, presidente dell’associazione nazionale delle Voloire, vicino a Roberto Formigoni (Ncd) che lo nominò presidente dell’asilo Mariuccia all’epoca in cui era governatore. L’altro sub commissario, Bruno Spadoni, è stato consulente dell’ex ministro Maurizio Lupi, Ncd.

La segreteria tecnica del commissario si ingrossa ogni giorno, vengono assunti consulenti che dal punto di vista economico sono paragonati ai dirigenti comunali con retribuzioni che variano da cinquanta a ottantamila euro l’anno.

La deliberazione numero uno il commissario Tronca l’ha riservata alla sua collaboratrice milanese, Nicoletta Santucci, per lo svolgimento di attività di supporto «altamente qualificate con particolare riferimento alla comunicazione istituzionale e al supporto nei rapporti interistituzionali con le diverse autorità». Santucci sul suo profilo Linkedin scrive di essere stata la portavoce del prefetto di Milano dallo scorso aprile, fino a quando Tronca si è trasferito armi e bagagli a Roma e lei lo ha seguito.

Intanto i problemi nella Capitale si accumulano. Roma a più di un mese dall’arrivo del commissario è in sofferenza. Su ogni fronte, dalla cultura alla mobilità e alla cura della città. Il «cambiamento possibile» tanto sbandierato e urlato dai politici, non si è ancora avvertito.

E c’è di più, il giudice del lavoro ha azzerato l’obbligo di rotazione imposto dal piano anticorruzione della giunta Marino ai vigili urbani, grazie a un ricorso per comportamento antisindacale della Uil. I tavolini sono tornati a invadere le strade del Tridente, dopo che il Tar ha sospeso l’efficacia del vincolo apposto dalla Soprintendenza.

Indietro tutta, insomma, proprio mentre la metropoli entra nel Giubileo più blindato della storia. E lo fa con le casse drammaticamente vuote, proprio nel momento in cui servirebbe uno sforzo per rilanciare il turismo. Al momento non ci sono soldi neppure per il tradizionale Concertone di Capodanno: anno nuovo, vita vecchia, archiviando i proclami di rinnovamento.

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