DESTRA E SINISTRA


Raimondo Rosario Giunta·martedì 17 aprile 2018

Sono in tanti a protestare indignati ogni volta che si accenna al superamento della distinzione politica tra destra e sinistra.Non hanno torto,perchè è un’opinione ai limiti dell’impostura sotto cui si cela il desiderio di cancellare dall’agenda politica i temi della giustizia sociale,della democrazia nei posti di lavoro,del diritto ad una vita degna di essere vissuta ,della tutela dell’ambiente e della lotta contro i privilegi di ogni genere.
L’indistinzione che si vuole tra destra e sinistra non nasce per caso nell’opinione pubblica;viene fuori dai convincimenti maturati in seguito al fallimento storico delle esperienze di socialismo di Stato ,concluse con la caduta del muro di Berlino,e alle difficoltà crescenti delle socialdemocrazie a sostenere e difendere le conquiste dello Stato sociale.Convincimenti sostenuti dalle prospettive di sviluppo illimitato delle economie capitalistiche,che per più di un decennio sono state celebrate come l’unico modo per garantire ad ognuno un’opportunità.
In Italia parte maggioritaria del mondo politico della sinistra su queste basi ha dato inizio ad un processo di auto-dissoluzione che l’ha portata a sbaraccare da un giorno all’altro la propria cultura,le proprie tradizioni,la propria organizzazione,il proprio linguaggio come se non servissero più a nulla.Complice in questa operazione il sistema maggioritario ,che si è voluto adottare e che l’ha condotta nel tempo ad una fusione posticcia con altre formazioni politiche ,che avevano altre tradizioni e altra cultura politica.
La sinistra,anche in Italia, nella sua gran parte ha voluto essere, rispetto alla destra, il volto moderno ,accattivante ,compassionevole e civile dei rapporti economico-sociali usciti vincenti nello scontro con le economie pianificate.Tra le tradizionali e contrastanti opzioni politiche del passato la differenza è diventata una differenza di stile,non più di sostanza.Il decennio che abbiamo alle spalle e la crisi attuale hanno spazzato via questa impostazione ,ma con essa se ne è andata la credibilità della sinistra,che ha finito per restare estranea al mondo che l’aveva sostenuta nel passato,incapace di riannodarne i contatti e di riconquistarne la fiducia.
Una situazione paradossale e drammatica.Nei momenti in cui esplodono le differenze sociali,una parte consistente del mondo del lavoro viene spinta nella precarietà,si estendono le zone di marginalità sociale e di povertà ,viene vanificato il diritto alla salute e diventa insignificante ai fini della mobilità sociale l’istruzione pubblica;nei momenti in cui ci sarebbe in Italia una solida ragione storica per la presenza attiva di una sinistra di classe , di popolo e democratica ,proprio in questi momenti la sinistra non sa più che cosa dire e che cosa fare.Disorientata,confusa ,ma anche respinta per la lunga familiarità col potere costituito,di cui ha voluto essere parte integrante.La lunga pratica del lessico istituzionale ha fatto dimenticare quello con cui per decenni ha parlato ai lavoratori,ai giovani,alle donne,agli uomini di cultura,alla gente del sud e a quella del nord.
In Italia i temi tradizionali della sinistra , riemersi con forza inaudita, alcuni sono stati sequestrati e deformati da formazioni politiche di evidente impianto nazionalista e di destra ,altri da un movimento che li ha saputo tradurre in parole d’ordine di facile lettura,ma non per questo politicamente inutili.La sinistra non riesce a riprenderli in carico nè tutti ,nè in parte,come se gli fosse stata negata la delega a trattarli.
E’ di ostacolo l’essersi ridotta per proprie scelte ,comprese quelle organizzative,a fungere da esponente politico di alcuni settori di ceto medio riflessivo e di alcuni spezzoni di borghesia,che si vuol definire illuminata,dopo avere ridotto al lumicino i rapporti con i sindacati,con le organizzazioni dei commercianti,degli artigiani , dei contadini , con il mondo della cooperazione e con la molteplice realtà dell’associazionismo civico e del volontariato.Autoreferenziale e con alcuni tratti di sgradevole distanza dal mondo brulicante dei disperati,dei senza lavoro,degli emarginati,degli immigrati,dei precari e dei senza casa.
La rinascita della sinistra,dopo il recente disastro elettorale che non ha risparmiato nessuna componente,anche se necessaria , è un’operazione vasta e imponente ,sproporzionata al momento per le forze di cui dispone e per le abitudini di cui non riescono a liberarsi quelli che vorrebbero tentare l’impresa.Ma anche se queste sono le condizioni,l’impresa va tentata per responsabilità nei confronti della società.Serve ,però,una seria, impietosa ,profonda riflessione su tutte le scelte fatte negli ultimi 20 anni.Occorre guardare la realtà senza illusioni e senza pregiudizi.Ci vogliono volti nuovi ,ma non inesperti;umiltà,studio,ricerca,organizzazione robusta e diffusa.Generosità e collaborazione.E soprattutto non si pensi ,dopo tutto quello che è successo,che la sinistra possa ricominciare subito a recitare la litania della sinistra di governo,o peggio ancora,quella di centro-sinistra.Ognuno faccia il proprio mestiere:la sinistra quello di sinistra e il centro quello di centro.Tutti devono sapere che la sfida da affrontare è veramente difficile,perchè la sinistra prima era un popolo,ma ora in molte parti è diventata una tribù fastidiosa e insopportabile.
RAIMONDO GIUNTA

I commenti sono chiusi.