I fascisti non esistono. Le loro vittime sì

Giulio CavalliGiulio Cavalli8 gennaio 2019
Chissà che ne pensano tutte le simpatiche canaglie che arricciano il naso quando si parla di fascismo di ritorno, quelli che sorridono dicendo che noi vediamo “fascisti dappertutto” come se l’antifascismo fosse lui un estremismo da evitare. Anzi, mi correggo: per loro l’antifascismo è il “vero fascismo”, scrivono così mentre godono nel sentirsi sdoganati da un governo che non solo non li combatte ma, in alcuni suoi ministri, addirittura li cita, li liscia e li corteggia. Non sono solo topi usciti dalle fogne, no, questi si sentono al governo. Non sono semplicemente più liberi, no: si sentono i nuovi capi.

Così succede che un giornalista e un fotografo de l’Espresso vengano malmenati da un truce manipolo di nostalgici del duce durante la commemorazione di Acca Larentia. Quelli hanno preteso di cancellare tutte le foto e i video della cronaca della giornata e hanno voluto identificare i due malcapitati, colpevoli semplicemente di essere lì a fare il proprio mestiere.

Ma non è tutto, no. La manifestazione era organizzata da Avanguardia Nazionale, quella stessa organizzazione neofascista fondata il 25 aprile 1960 da Stefano Delle Chiaie e che avrebbe dovuto essere stata sciolta nel 1976 per effetto della legge Scelba e invece continua a mietere attivisti sul territorio nazionale.

E non è tutto, no: tra i picchiatori c’era anche quel Giuliano Castellino (capo di Forza Nuova a Roma) che dovrebbe essere in stato di sorveglianza speciale e invece pascola in giro insieme ai suoi amichetti neri.

Dei giornalisti pestati da fascisti sono l’immagine di un Paese che in pochi mesi sembra terribilmente tornato indietro di qualche decennio. Nonostante qualcuno si affanni, com’era prevedibile, a parlare di goliardata sarebbe utile sapere da quelli che si affannano a ripetere che “non esiste nessun pericolo fascismo” cosa debba succedere per ridestarli dalla loro narcolessia morale: non bastano i disperati alla deriva, il caso Traini a Macerata, il moltiplicarsi delle aggressioni, il rifiorire dei luridi nostalgici, l’ostentazione di un certo estremismo? No? Davvero?

Allora diteci quale dovrebbe essere il confine, sul serio. Ieri un giornalista de l’Espresso scriveva che nonostante i ripetuti “noi andiamo avanti” e “non ci faremo intimidire” sono mesi che uscendo dalla redazione si guarda alle spalle prima di tornare a casa. Immaginatelo, un lavoratore che esce guardingo nel tragitto per tornare dalla propria famiglia.

A me mette i brividi. Ma sarò sensibile io. O buonista.

Buon martedì.

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