Il dovere di fermare la corsa delle riforme

Gianni Ferrara, 22.4.2015

Una enorme respon­sa­bi­lità grava sulla mino­ranza dei depu­tati del Pd alla Camera. È quella di impe­dire o con­sen­tire, con le altre mino­ranze, la tran­si­zione dell’Italia dalla Repub­blica demo­cra­tica ad un regime auto­ri­ta­rio, quello del “governo del primo mini­stro“. Fu que­sta la deno­mi­na­zione che iden­ti­ficò la forma di governo vigente in Ita­lia dal 3 gen­naio 1925 al set­tem­bre 1943. Va ricor­data non per­ché si pro­fili una qual­che pos­si­bi­lità di restau­ra­zione del fasci­smo in Italia.

(Ipo­tiz­zarla anche come la più remota delle eve­nienze è da idioti).

Ma per far rile­vare che l’irripetibilità di quella forma spe­ci­fica di auto­ri­ta­ri­smo non auto­rizza affatto a rite­nere che non se ne pos­sano rea­liz­zare altre ver­sioni, sce­glierne altri modelli, i più dispa­rati, avvolti magari nelle vesti più seducenti.

Anche con pro­ce­di­menti nor­ma­tivi non for­mal­mente ille­gali si può infatti instau­rare un regime auto­ri­ta­rio. Si può addi­rit­tura rite­nere che l’uso ille­gale di poteri legali sia lo stru­mento più ade­guato per la con­tor­sione delle isti­tu­zioni, per il capo­vol­gi­mento di una forma di governo. Lo dimo­stra la con­giun­tura isti­tu­zio­nale che stiamo vivendo.

Infatti. È attra­verso pro­ce­di­menti legi­sla­tivi for­zati sì, anche troppo, anche con atti non coperti dalla insin­da­ca­bi­lità degli interna cor­po­ris, ma sicu­ra­mente rien­tranti tra quelli pre­vi­sti in Costi­tu­zione, che le riforme di Mat­teo Renzi, se saranno appro­vate, tra­vol­ge­ranno la stessa Costi­tu­zione usata per appro­varle. Vanno fer­mate ora, nel corso del pro­ce­di­mento di formazione.

Delle due è quella elet­to­rale che con­tiene il dispo­si­tivo distrut­tivo della demo­cra­zia. Renzi dice la verità quando afferma che l’italicum defi­ni­sce governo, mag­gio­ranza, il “suo” Pd, se stesso, la sua riforma dello stato, lo stato … ren­ziano che vuole fon­dare. È infatti lo stru­mento che accu­mula il potere sta­tale in una per­sona sola ed esclude ogni con­tro­po­tere. Lo abbiamo dimo­strato più volte ed in molti su que­sto gior­nale, trin­cea ine­spu­gna­bile della demo­cra­zia costituzionale.

Ce lo con­ferma lo stesso testo dell’italicum come modi­fi­cato dal Senato (nuovo art. 14-bis) ed ora all’esame della Camera che rein­tro­duce la figura di «capo della forza poli­tica» per i par­titi «che si can­di­dano a gover­nare». Con il che, sur­ret­ti­zia­mente, con un solo colpo, prima si tra­sforma l’elezione della rap­pre­sen­tanza par­la­men­tare in ele­zione del governo, poi si riduce il governo da organo col­le­giale con un pri­mus inter pares in organo sot­to­po­sto ad un capo, al «capo del governo», qua­li­fi­ca­zione che com­ple­tava quella di «primo mini­stro» nel regime che vigeva in Ita­lia negli anni venti e trenta del secolo scorso.

Come se non bastasse, il sud­detto testo dell’italicum degrada la posi­zione e il ruolo del Pre­si­dente della Repub­blica. Per­ché muta la strut­tura del suo potere di nomina del Pre­si­dente del con­si­glio, che, da potere con­di­zio­nato che è, secondo Costi­tu­zione, dai rap­porti di forza in Par­la­mento, diver­rebbe potere vin­co­lato. Il capo del governo eletto con l’italicum al Pre­si­dente della Repub­blica, garante della Costi­tu­zione, potrebbe così opporre sem­pre la deri­va­zione diretta che egli solo ha otte­nuto dal corpo elet­to­rale. Si trat­te­rebbe, in ogni caso, di deri­va­zione espressa dal voto di una mino­ranza, quella che, col «pre­mio» — accrocco esclu­si­va­mente ita­lico — sot­trae seggi alla somma delle mino­ranze, pro­prio a quella somma che esat­ta­mente cor­ri­sponde alla mag­gio­ranza reale dei votanti. Ma sono scru­poli incon­ce­pi­bili per Renzi che coe­rente con se stesso non vuole alcun con­trap­peso, vuole tutto il potere. Non indie­treg­gia a fronte della straor­di­na­ria oppo­si­zione dell’italicum ai prin­cipi della democrazia.

Diventa per­ciò dovere inde­ro­ga­bile sbar­rare la strada all’approvazione dell’italicum. E l’approvazione anche di uno solo degli emen­da­menti che i depu­tati di Sel, Cin­que Stelle e mino­ranza del Pd hanno pre­sen­tato o inten­dono pre­sen­tare, può pre­ser­vare, per ora, la demo­cra­zia italiana

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