Il paese dei balocchi

10 febbraio 2015 –
Sandra Bonsanti

E’ vivo o morto il “patto del Nazareno”?
Tirano venti di guerra fra Stati Uniti e Putin, la crisi per il lavoro che manca è sempre più dura e non dà speranze ai giovani che finiscono il liceo, nel nostro mare muoiono assiderati decine e decine di cittadini in cerca di asilo, cominciamo a sapere quanti italiani hanno evaso e accumulato ricchezze oltralpe, ma noi continuiamo a baloccarci con il quesito dei quesiti e cioè se è finta o vera la rottura (?) fra Renzi e Berlusconi.
Siamo diventati un paese dei balocchi. Poco alla volta, ma inesorabilmente, antiche questioni mai risolte ci coinvolgono, esigono risposte definitive e molti italiani le attendono una volta per tutte. Sprazzi di storia patria ci arrivano da un recente passato: nelle motivazioni della condanna di Minetti, Fede e Mora troviamo la conferma di quanto fosse squallido lo stile di vita di uno che è piaciuto tanto agli italiani. Ruby riceveva soldi da Berlusconi “prima in corrispettivo delle prestazioni ottenute, poi per comperare il suo silenzio”.

Per molti mesi l’ex Cavaliere era scomparso dall’orizzonte anche perché i suoi avvocati lo consigliavano di stare calmo, fin quando arrivò Renzi e decise che con quell’individuo ci si poteva baloccare,si dovevano fare le riforme della Costituzione: non quelle riforme che potrebbero essere fatte con la cautela e la competenza di chi se ne intende, ma riforme che alterano totalmente l’assetto istituzionale italiano, tanto da eliminare una Camera e da riscrivere la seconda parte della Costituzione. E allora Renzi invitò Berlusconi nella sede del Pd con lo slogan: la riforma della Costituzione si fa con tutti. Il che non è vero: infatti in questi mesi tutti coloro a cui non piace questa riforma sono stati messi a tacere dalle manovre di Renzi e dagli alti moniti di Napolitano, che da sempre insegue un suo progetto monocamerale, sconfitto dai costituenti del ’47 dopo aver studiato a fondo i pro e i contro.
Da allora Berlusconi è resuscitato ed è convinto di passare alla storia come padre costituente. Si diverte a lanciare moniti: senza di me non avete i voti. E Renzi, la Boschi e Walter Veltroni che rivendica l’ispirazione vanno in giro dicendo che se non si chiude il Senato la democrazia muore, se non si consente al governo di “decidere” in fretta la Repubblica rischia la sopravvivenza. Se cerchi di spiegare: se ci sono due Camere che fanno cose diverse e hanno meno parlamentari si fa molto più in fretta, non ti ascoltano nemmeno. L’Italia deve abituarsi all’idea che il gioco è ormai quello di andare verso istituzioni totalmente dominate da uno solo, che sceglie i deputati, che sceglie il Capo dello Stato, che fa le leggi che vuole lui senza spazio per l’opposizione. E poi, ci dice Renzi, avremo la grande vittoria al referendum e stravinceremo le elezioni.
Continuiamo a baloccarci con menzogne e diseducazione della pubblica opinione. Intanto non è il governo che può decidere o persino promettere di fare il referendum: non spetta certo a lui chiederlo, ma a un quinto dei membri di una Camera, o cinquecentomila elettori, o cinque consigli regionali (articolo 138 della Costituzione ). Quindi caro presidente del Consiglio: giù le mani dal referendum, che non è un gioco ma una cosa molto seria.
Adesso anche Berlusconi si diverte a dire che teme la deriva autoritaria, lui che dai tempi della P2 è stato sempre da quella parte e dalla parte di quella massoneria che anche De Bortoli aveva intravisto nel buio del Nazareno.
Insomma chi fa i patti col diavolo, poi col diavolo deve abituarsi a trattare come con un partner normale.
Dunque se cambi appena la legge elettorale, il partner si arrabbia e pazienza se ora conta poco: la destra xenofoba e semifascista in Italia c’è e dovremmo tutti farcene una ragione. Combatterla sempre, essere sempre dall’altra parte dove non possiamo venirne contaminati.
Direi che il tempo di baloccarci è davvero finito. Apriamo la porta alle verità che si nascondono sotto questa pericolosa chiusura del Senato e questa sempre più limitata possibilità, per gli italiani, di votare e dare un senso al loro voto, alla democrazia. Non dimentichiamo mai gli insegnamenti di coloro che ci avvertivano: stravolgere la seconda parte della Costituzione significa stravolgere anche la prima, quella dei diritti e dei doveri. E chiediamoci: che avessero ragione?

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