“La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”

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di Francesco Baicchi – 21 marzo 2016
E’ il secondo comma del primo articolo della nostra Costituzione, quella vera, scritta da chi era stato eletto democraticamente e con un sistema proporzionale, che garantiva la rappresentatività della Costituente.

Infatti la Costituzione, su cui ancora oggi si fonda la nostra Repubblica, prevede che noi, il popolo, deleghiamo la nostra sovranità a un Parlamento che ci rappresenta, ma mantenendone la titolarità.

Prevede anche che se, incidentalmente, il Parlamento dovesse assumere una decisione non condivisa dalla maggioranza degli elettori, questi possono correggerla mediante un referendum abrogativo (art. 75 Cost.) o oppositivo in caso di modifiche al testo della stessa Costituzione non ancora entrate in vigore (art. 138).

A completare questi strumenti di democrazia diretta interviene anche l’articolo 71, che consente a 50.000 elettori di avanzare proposte di legge in caso di inerzia del Parlamento su temi ritenuti importanti.

In ogni caso, secondo i Costituenti che intendevano impedire il ritorno al fascismo o a altro regime autoritario, non c’era dubbio: la volontà popolare deve sempre prevalere.

Purtroppo, per responsabilità trasversale di una classe dirigente troppo spesso distratta da altri interessi (spesso personali), non sempre questo fondamentale principio di ogni democrazia ha trovato una corretta applicazione, negando proprio quella ‘sovranità popolare’ che è alla base di tutto.

Così nessuna delle proposte di Legge di Iniziativa Popolare presentate nel corso degli anni è mai stata votata e nemmeno esaminata da parte del Parlamento. E l’esito del referendum che cancellava il finanziamento pubblico ai partiti politici è stato aggirato, cambiando solo il nome del contributo in ‘rimborso elettorale’ per mantenere ciò che si era voluto abolire.

Non meno grave è stato il tentativo, fortunatamente non sempre riuscito, di vanificare la raccolta delle firme per un referendum cambiando il testo, ma non la sostanza, della norma da abrogare.

Naturalmente non sempre gli elettori si sono espressi contraddicendo la scelta del Parlamento, ma importante è che si siano potuti esprimere.

Proprio per questo sono inaccettabili due vicende di queste settimane: il tentativo da parte del governo di far approvare una legge che ribadisce la scelta della privatizzazione dei servizi idrici, bocciata clamorosamente da più di 26 milioni di italiani con un referendum sul cui esito non possono esserci dubbi, e l’appello a non andare a votare il 17 aprile, di un partito che governa con una maggioranza resa di fatto illegittima dalla sentenza n.1/2014 della Corte Costituzionale.

Nel primo caso si nega esplicitamente la sovranità popolare, nel secondo si cerca di impedire la sua espressione, puntando non al prevalere di una tesi, ma al mancato raggiungimento del quorum.

Non è d’altronde sorprendente da parte di un gruppo dirigente che ha imposto l’approvazione di una legge elettorale che punta anch’essa a stravolgere la volontà popolare, consegnando la maggioranza parlamentare a un unico partito, anche se rappresentativo di una esigua minoranza di elettori.

Anzi, proprio l’evidente disprezzo verso la volontà del popolo (espresso con la sistematica disinformazione, l’esaltazione dei peggiori aspetti del qualunquismo e dell’antipolitica, e i toni scioccamente irridenti del leader di Rignano) dovrebbe costituire il migliore strumento interpretativo del tentativo di scrivere una nuova costituzione che, sotto l’immagine della ‘razionalizzazione’ e della semplicità, in realtà consegnerebbe il potere a ristrette oligarchie, senza controlli e garanzie di legalità.

Opponendoci allo stravolgimento delle istituzioni democratiche non respingiamo il loro aggiornamento dove utile, ma il mantenimento di una situazione di illegalità sistematica e il ritorno a un passato condannato dalla storia.

Rivendichiamo anzi il diritto a decidere del nostro futuro, a liberarci di una ‘casta’ arroccata a difesa dei propri privilegi, a ripristinare strumenti che ci consentano di rinnovare e dare efficacia ai Principi Fondamentali di equità, giustizia e solidarietà, indispensabili per affrontare le sfide di una difficile fase storica che stanno pesantemente subendo i più deboli e i meno garantiti.

Andare a votare il 17 aprile e sostenere i referendum è il miglior modo di confermare che la sovranità ci appartiene e non vogliamo rinunciarci per qualche promessa e qualche battuta da bar.

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