L’art. 81 e l’attacco eversivo alla Costituzione, di Marco Foroni

Post n°467 pubblicato il 25 Settembre 2014 da socialismoesinistra
Aver approvato in modo rapidissimo e silenzioso nel 2012 la legge costituzionale di modifica dell’art. 81 della Costituzione significa, come ha più volte evidenziato Stefano Rodotà, mostrare la massima lontananza della rappresentanza politica dai cittadini e dalle cittadine rappresentati. E perchè questo? Perchè costituzionalizzare il pareggio di b…ilancio equivale a limitare le decisioni di spesa del Parlamento e del Governo, ma anche e soprattutto delle autonomie locali, soprattutto dei Comuni.
Con questo vincolo, i diritti sociali e i diritti civili dei cittadini non potranno essere garantiti: il funzionamento della scuola, dei trasporti locali, degli ospedali, della giustizia, della sicurezza diviene subordinato al vincolo del bilancio. Nella nostra Costituzione, prima della modifica dell’art. 81, il fine ultimo dell’ordinamento giuridico era la persona quale soggetto di diritti, e dato tale fine, lo Stato sociale era strumentale e distintivo di una società in cui all’uguaglianza formale propria dello Stato di diritto liberale, si affiancava quella sostanziale.

Principio che è stato l’elemento caratterizzante la democrazia nel primo quarantennio repubblicano, da considerare tra i “principi supremi”, che la Corte Costituzionale ha sottratto alla stessa funzione di revisione costituzionale e, anche, alla prevalenza del diritto comunitario sull’ordinamento interno.
Se si modifica tale principio, va ribadito, viene a modificarsi il sistema costituzionale, nell’esercizio di un potere costituente che però appartiene al popolo e non al Parlamento. Ciò è quanto si è verificato con la modifica costituzionale dell’art. 81 e prima ancora con la subordinazione delle politiche economiche ai principi comunitari, tramite la legislazione ordinaria.
L’introduzione del pareggio del bilancio introduce un principio contrastante con la nostra Costituzione, e non è vero che il diritto comunitario lo impone agli Stati membri; esso è espressione di una democrazia della rappresentanza che si esprime, con sempre maggior frequenza, attraverso atti autoritari, in perfetta attuazione di un indirizzo politico espresso dai mercati finanziari, dalla BCE e dal Fondo Monetario Internazionale. E’ completamente falso affermare che il diritto comunitario impone agli Stati di modificare le proprie Costituzioni con l’introduzione del pareggio di bilancio, laddove il Trattato dell’Unione europea (art. 4, par. 2) ribadisce il rispetto delle identità nazionali. Il Preambolo del Trattato del 2 marzo 2012 sul coordinamento della governance dell’Unione economica e monetaria (firmato da tutti gli Stati membri tranne dal Regno Unito e dalla Repubblica Ceca), non impone affatto modifiche costituzionali, ma un controllo del rispetto del pareggio di bilancio affidato alla Corte di Giustizia; un controllo, tra l’altro, anomalo dell’organo che rappresenta la massima espressione della tecnocrazia e la massima distanza dal circuito democratico decisionale.
Oltre alla gravità nell’aver utilizzato in modo improprio e strumentale l’istituto della revisione costituzionale, va ribadito che la garanzia dei diritti fondamentali, ovvero dei diritti sociali, rappresenta un principio fondamentale e, quindi, in caso di contrasto con il diritto comunitario prevalgono i principi costituzionali; il Governo italiano avrebbe dovuto e deve anteporre la difesa della Costituzione alle regole eversive imposte dai mercati finanziari.
Il pareggio di bilancio introdotto con la modifica dell’art. 81, introduce un principio contrastante con la prima parte della Costituzione; in particolare con l’art. 2 nella misura in cui l’obbligo del pareggio può determinare una violazione dei diritti inviolabili; con l’art. 3 in quanto con la stessa ragione si viola quel principio di eguaglianza sostanziale sancito da secondo comma, che caratterizza la forma del nostro Stato sociale e soprattutto costituisce l’elemento fondativo delle politiche sociali e l’effettività della democrazia sostanziale.
Il Patto di stabilità interno, il pareggio di bilancio imposto con il nuovo art. 81, viene a determinare una formidabile compressione della capacità delle Autonomie locali nel far fronte alle funzioni amministrative che la Costituzione stessa assegna loro (art. 118), e che prevede che siano integralmente finanziate con le risorse indicate all’art. 119. Conseguentemente, ciò ha determinato la grave violazione del principio autonomistico di cui devono godere gli Enti locali come previsto all’art. 5, ripreso dall’art. 114 che enuncia per gli stessi Enti il fondamento dei loro “statuti, poteri e funzioni” (comma secondo).
Tutto ciò determina un vulnus costituzionale gravissimo, determinato nel momento in cui con una legge costituzionale si viene a costituzionalizzare il patto di stabilità interno, quando alla stessa legge costituzionale è vietato violare principi fondamentali quale, come in questo caso, il principio autonomistico stesso.
Marco Foroni

Una risposta a L’art. 81 e l’attacco eversivo alla Costituzione, di Marco Foroni

  1. NELLA scrive:

    “Oltre alla gravità nell’aver utilizzato in modo improprio e strumentale l’istituto della revisione costituzionale, va ribadito che la garanzia dei diritti fondamentali, ovvero dei diritti sociali, rappresenta un principio fondamentale e, quindi, in caso di contrasto con il diritto comunitario prevalgono i principi costituzionali; il Governo italiano avrebbe dovuto e deve anteporre la difesa della Costituzione alle regole eversive imposte dai mercati finanziari.
    Il pareggio di bilancio introdotto con la modifica dell’art. 81, introduce un principio contrastante con la prima parte della Costituzione; in particolare con l’art. 2 nella misura in cui l’obbligo del pareggio può determinare una violazione dei diritti inviolabili; con l’art. 3 in quanto con la stessa ragione si viola quel principio di eguaglianza sostanziale sancito da secondo comma, che caratterizza la forma del nostro Stato sociale e soprattutto costituisce l’elemento fondativo delle politiche sociali e l’effettività della democrazia sostanziale.”