L’autonomia spinta che cancella il progetto costituzionale!


Sono convinta da sempre che la Costituzione non va modificata se non per piccolissime parti.
Essa è un progetto orgonico “Una macchina, un orologio di precisione fatto di tanti ingranaggi, anche modificando un ingranaggio secondario, tutta la macchina ne risente”. Questo mi sembra un dato assodato, come pure lo è il fatto che “ la stabilità di un Paese dipende soprattutto dalla stabilità della sua Costituzione.
Nonostante ciò, tutti i governi che si sono succeduti in questi ultimi vent’anni hanno cercato di stravolgerla.
Non c’è alcun dubbio, quindi, che la Costituzione così com’è stata pensata dai Costituenti, che con la loro saggezza “smussarono” le diverse opinioni personali per arrivare ad un testo che rappresentasse tutti, oggi sta stretta alla politica di qualsiasi colore.
Eppure in questo momento drammatico per la democrazia e per il governo del Paese sarebbe più che opportuno ritrovare lo spirito che ha animanto i Costituenti.
Non vi è alcun dubbio che l’errore più grande, che ha dato inizio alla rincorsa per poterla cambiare, lo ha fatto il PD di D’Alema con la modifica del titolo V°, aprendo così la strada a tutte le proposte messe in campo dal governo Berlusconi, dal governo Renzi e ora al governo dei giallo-verde.
Le prime due modifiche sono state bocciate clamorosamente a stragrande maggioranza dagli italiani con i rispettivi referendum, mentre quello in atto, il più grave in assoluto, sia per l’ignoranza dei proponenti, sia per la pericolosità della Lega, che ha dimostrato di non avere mai abbandonato il suo progetto di secessione, e che pretende addirittura di approvare modifiche sostanziali, quali il l’autonomia spinta di Veneto e Lombardia, senza nemmeno sottoporle all’attenzione del Parlamento e senza che sia stato avviato un dibattito nel Paese.
Tutto questo è di una gravità inaudita e, a mio parere, ha il sapore di un attentato alla Costituzione e alla democrazia nel nostro Paese e di più perché si sta cercando di attuarlo nel silenzio più totatle di stampa e politica.
La Costituzione è una super legge che non può essere modificata con legge ordinaria, di questo il governo e i suoi membri dovrebbero avere un minimo di cognizione, pare, invece, che non sia così e questo non può che essere molto preoccupante.
Nella Costituzione è garantito “bilanciamento dei vari poteri”, in modo che nessun potere possa essere tiranno, nessuno possa prevalere: e tutto questo che fa sì che l’ordinamento viva in modo equilibrato e potrebbe squilibrarsi se queste regole fossero modificate, come afferma ancora il Presidente della Corte Costituzionale.
Anche solo Tagliare il numero dei Parlamentari si infligge un vulnus alla Costituzione, perché costituiscono un pilastro su cui essa poggia. Ogni parlamentare rappresenta il popolo nel territorio in cui viene eletto e toglierne anche solo uno significherebbe togliere la rappresentanza al popolo e questo, ovviamente, costituisce un perciolo per la democrazia. Un numero ridotto di parlamentari significa anche un più elevato rischio a manovrare gli stessi, con tutte le conseguenze immaginabili.
Ancora più preoccupante è la richiesta formalizzata dal “Veneto (e in misura più sfumata dalla Lombardia) una richiesta di autonomia spinta che non è estremo definire eversiva, secessionista.”
Come si legge nella petizione al PR, “per la stima delle risorse che lo Stato dovrebbe trasferire alle Regioni per le nuove competenze, la Regione Veneto propone di calcolare i “fabbisogni standard” in modo inaccettabile, tenendo conto non solo dei bisogni specifici della popolazione e dei territori (quanti bambini da istruire, quanti disabili da assistere, quante frane da mettere i sicurezza) ma anche del gettito fiscale e cioè della ricchezza dei cittadini. In pratica i diritti (quanta e quale istruzione, quanta e quale protezione civile, quanta e quale tutela della salute) saranno come beni di cui le Regioni potranno disporre a seconda del reddito dei loro residenti. Quindi, per averne tanti e di qualità, non basta essere cittadini italiani, ma cittadini italiani che abitano in una regione ricca. Tutto ciò è in aperta violazione con i principi di uguaglianza scolpiti nella Costituzione. Autonomia differenziata, quindi, a vantaggio di pochi.
La Regione Veneto ha chiesto di avere potere esclusivo su materie che vanno dall’offerta formativa scolastica (potendo anche scegliere gli insegnanti su base regionale), ai contributi alle scuole private, i fondi per l’edilizia scolastica, il diritto allo studio e la formazione universitari, la cassa integrazione guadagni, la programmazione dei flussi migratori, la previdenza complementare, i contratti con il
personale sanitario, i fondi per il sostegno alle imprese, le Soprintendenze, le valutazioni sugli impianti con impatto sul territorio, le concessioni per l’idroelettrico e lo stoccaggio del gas, le autorizzazioni per elettrodotti, gasdotti e oleodotti, la protezione civile, i Vigili del Fuoco, strade, autostrade, porti e aeroporti (inclusa una zona franca), la partecipazione alle decisioni relative agli atti normativi comunitari, la promozione all’estero, l’Istat, il Corecom al posto dell’Agcom, le professioni non ordinistiche. E altro, perché l’elenco è incompleto. In questo modo, verrebbero espropriati della competenza statale tutti i grandi servizi pubblici nazionali e verrebbe meno qualsiasi possibile programmazione infrastrutturale in tutto il Paese.
La Regione Veneto propone pure che il Parlamento dia una delega totale e al buio al Governo e che tutte le decisioni siano prese da una Commissione tecnica Italia-Veneto.
Secondo la Costituzione non può essere così: il Parlamento non può essere espropriato del diritto-dovere di legiferare su questioni decisive per il futuro dell’Italia. Siamo di fronte a uno stravolgimento delle basi giuridiche su cui è sorta la Repubblica italiana. Una materia di tale portata non può e non deve essere risolta nei colloqui fra una rappresentante del Governo e uno della Regione interessata
(oltretutto, dello stesso partito e della medesima regione). Tutti i cittadini italiani hanno il diritto di essere coinvolti nella decisione, che riguarda tutti, sia attraverso i propri rappresentanti parlamentari, sia attraverso un grande dibattito pubblico, in cui porre in luce e discutere obiettivi, contenuti e conseguenze di tali proposte. Solo così i cittadini possono valutare e decidere.”
E’ necessario comprendere però che se questo progetto venisse attuato il Paese Italia non esisterebbe più e la Lega avrebbe attuato il suo scellerato progetto di secessione con i voti del vituperato sud.
L’auspicio è che gli elettori del sud non si facciano abbindolare dal “prima gli italiani” di Salvini, che nasconde le ultime due parole “ del nord”, per fini puramente elettorali.
Nella Toscano

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