Le Uova nel Paniere

Di Giulio Cavalli
Se Conte non ha nulla da dire sulla Diciotti allora è inutile e si dimetta.
Sulla nave Diciotti Giuseppe Conte tace, come tace ogni volta che torna utile il suo silenzio per simulare la vecchia tattica del poliziotto buono e del poliziotto cattivo. Tace sul diritto internazionale fatto carta straccia dal ministro dell’inferno Salvini. Tace su un sequestro di persona che si protrae da una settimana per l’incapacità di avere un peso politico in Europa se non attraverso il ricatto. Tace sul mondo che ci ride dietro mentre teniamo in ostaggio una nave della nostra Guardia Costiera sperando di ottenere qualcosa in più della commiserazione.
Le Uova nel Paniere

Peggio dei feroci per un po’ di consenso forse sono proprio i vigliacchi. La vicenda della nave Diciotti ormeggiata a Catania in attesa di un’autorizzazione per sbarcare i 177 migranti a bordo è la (triste) fotografia del momento politico, una farsa con tutte i suoi personaggi perfettamente aderenti alla scena: c’è l’ostile sergente di ferro Matteo Salvini che recita la parte del duro contro un nugolo di disperati (tra cui minori non accompagnati di cui l’Italia dovrebbe farsi immediatamente carico) fottendosene del diritto internazionale e della Costituzione italiana che dovrebbe onorare; c’è il cameriere Toninelli che tace e acconsente ancora incredulo per il posto da ministro che gli è capitato addosso, servizievole con il suo padrone Salvini e pronto a recitare il copione che gli è stato assegnato, confuso tra il sentimento d’amore twittato dalla spiaggia, il cappellino della Guardia Costiera e la ferocia di cui s’è fatto maggiordomo; c’è l’oppositore interno Fico (nomen omen del suo ruolo in commedia) che chiede lo sblocco della situazione via comunicato stampa quando gli basterebbe fare una telefonata ai suoi alleati di governo; c’è l’equilibrista Di Maio che sulla vicenda finge di avere il diritto di non interessarsene, confidando in un’opinione pubblica ormai a compartimenti stagni; c’è l’opposizione blanda che in sette giorni (7 giorni!) non è riuscita a organizzare una manifestazione, una presenza massiccia, un’azione qualsiasi sul porto di Catania, almeno per alzare la manina e dire “ci siamo anche noi, esistiamo, siamo qui”.

E poi c’è lui: Giuseppe Conte, presidente del Consiglio catapultato al governo come accade a quei ragazzini che durante una partita di baseball sperano di prendere una pallina al volo per ottenere un contratto in Major Leauge. Conte che galoppa a larghe falcate verso il premio del premier più rarefatto e inconsistente della nostra storia repubblicana: finge di tenere gli equilibri quando in realtà rispetta il comandamento di esistere il più sommessamente possibile. Rilascia interviste in cui si concentra nella parte dell’uomo di buonsenso e riesce a sopportare decine di domande senza dire nulla di più di un semplice appoggio morale ai suoi vice che in realtà ne tirano i fili, viene estratto dalla naftalina per le foto di rito e per spremere un po’ di commozione, dovrebbe essere il garante di un contratto di governo che è già finito nel cassetto dei cimeli. Sulla nave Diciotti Giuseppe Conte tace, come tace ogni volta che torna utile il suo silenzio per simulare la vecchia tattica del poliziotto buono e del poliziotto cattivo. Tace sul diritto internazionale fatto carta straccia dal ministro dell’inferno Salvini. Tace su un sequestro di persona che si protrae da una settimana per l’incapacità di avere un peso politico in Europa se non attraverso il ricatto. Tace sul mondo che ci ride dietro mentre teniamo in ostaggio una nave della nostra Guardia Costiera sperando di ottenere qualcosa in più della commiserazione. Lui tace. E viene da chiedersi a cosa serva un presidente del Consiglio così: si dimetta, vada a casa, faccia fare ai suoi vice. Così si può sventolare un taglio alla casta come non si era mai visto.

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