Ricordando berlinguer nel 35° anniversario della sua scomparsa …


” … Perché resiste il mito di Berlinguer, a distanza di 35 anni dalla sua morte, e parla ancora a noi, figli di questo tempo irriconoscibile, nell’Italia innamorata dell’arcitaliano, sia esso Berlusconi o Salvini? Non è facile rispondere a queste domande. Forse la risposta più vicina al vero risiede nella sua diversità, nell’alterità del vir probus, un uomo con uno scudo di ritrosia “su cui le parole melense, indecenti o stupide, o perfide, si frantumavano”, come ebbe a notare Giorgio Bocca.
… E c’è infine un’altra ragione che spiega la fortuna morale di Berlinguer. Ed è il fatto che per il vasto popolo della sinistra, ormai disperso, la sua morte segna la fine del Pci, che naufraga lì, su quel palco. Quella notte, a Padova, non è morto soltanto il capo del più grande partito comunista d’Occidente, ma è naufragata un’idea alla quale milioni di italiani e italiane avevano dedicato buona parte della loro esistenza nel lungo tragitto del Novecento: quella di una grande palingenesi della società italiana, quelli che Guccini chiama “i sogni senza tempo”. ( La repubblica 11.6.2019)

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