La fasulla profezia di Boschi sul referendum costituzionale

salva-banche-renzi-boschi-640x360-610x350Massimo Villone
EDIZIONE DEL 19.07.2016 PUBBLICATO 18.7.2016, 23:59 AGGIORNATO 19.7.2016, 15:12

L’autorevole enciclopedia Treccani (voce Mille, leggenda dell’anno) ci dice che nella prima metà del secolo XIX, partendo dalla nota profezia dell’Apocalisse, «si diffuse la credenza che gli uomini dell’anno mille attendessero lo scadere del fatale termine nel terrore dell’imminente fine del mondo».

Analoga credenza si cerca di far partire per il caso di vittoria del No nel referendum costituzionale. Per la ministra Boschi il Si è essenziale contro il terrorismo perché ci consegna una Costituzione che da stabilità al paese. Anzi, a veder bene, il Si italiano reca beneficio all’Europa intera. Solo la pudica ritrosia del ministro le impedisce di sottolinearne l’impatto globale. Così non è, per molteplici ragioni.

Anzitutto, una Costituzione di per sé non può garantire la stabilità se non nel senso puramente formale di favorire la permanenza di chi governa nelle stanze del potere. Ma la stabilità di un paese è altro, e viene dalla coesione sociale e politica, dalla condivisione di valori e obiettivi di fondo, dalla consapevolezza di legami che resistono alle tensioni date dal momento storico. E il modo in cui la legge Renzi-Boschi-Verdini è stata approvata, da una maggioranza occasionale e raccogliticcia, gonfiata da una legge elettorale costituzionalmente illegittima, con la gruccia fornita dai voltagabbana, in uno scontro frontale con le opposizioni, tutto è meno che espressione di un sentire comune, di convinzioni profonde e condivise. Ancor meno sarebbe strumento di coesione una costituzione approvata in un referendum vinto per una manciata di voti.

Inoltre, la stabilità di cui parla la Boschi viene dalla legge costituzionale oggetto del referendum solo in parte. La troviamo nel sostanziale azzeramento del senato non più elettivo, nella attribuzione del rapporto fiduciario alla sola camera dei deputati, nel controllo del governo sull’agenda parlamentare attraverso il voto a data certa. Già vediamo che è una stabilità per sottrazione, collocata nella riduzione della rappresentatività dell’istituzione parlamento e nella subordinazione all’esecutivo. Ma è soprattutto nella sinergia con il sistema elettorale che si coglie il senso della stabilità renziana. Governo blindato nei numeri parlamentari dal premio di maggioranza, fedeltà degli eletti al premier segretario, sbilanciamento a favore della maggioranza di governo del sistema di checks and balances. Ma il tutto è fondato su numeri parlamentari posticci e truffaldini. Quale coesione sostanziale può venire quando – in un sistema politico tripolare – si usa strumentalmente l’urna elettorale per dare tutto il potere a una minoranza imbavagliando le altre?
Anche la stabilità della Boschi passa attraverso l’Italicum. Ma è ormai finito il tempo in cui si assumeva in principio che le regole elettorali non dovessero favorire oltre misura l’uno o l’altro degli attori politici. L’Italicum stesso è una legge elettorale fatta da una maggioranza che pensava di trarne un vantaggio decisivo. Magari sbagliando, come dimostra l’odierna discussione sulle possibili modifiche. Ma se si accetta il principio che la legge elettorale possa volutamente favorire questo o quello, cosa impedisce a una futura diversa maggioranza di farne una a proprio vantaggio? E quale stabilità può venire da leggi elettorali mutevoli secondo le mutevoli contingenze della politica?
Eppure, di una stabilità vera e non posticcia, che venga da una coesione sociale e politica abbiamo e ancor più avremo bisogno. Potremmo trovarci ad affrontare il difficile problema di contemperare la sicurezza con l’esercizio di diritti e libertà, non meno di quanto abbiano dovuto farlo paesi come gli Stati Uniti o la Francia. È un bilanciamento difficile e denso di pericoli. Qualcuno pensa che si possa affrontare affidando il paese alle paterne cure di un primo ministro e del suo governo, da chiunque composto? Che basterebbe nel caso la stabilità farlocca di un parlamento poco o nulla rappresentativo, solo obbediente alle decisioni governative? Proprio il contesto cui la Boschi si riferisce richiede l’esatto contrario di quel che propone. È decisivo rispristinare una piena partecipazione democratica, aprendo le istituzioni alla più ampia rappresentatività.
Ancora l’autorevole Enciclopedia ci informa sull’anno mille che «la leggenda non ha alcun fondamento documentario e appare ormai destituita di ogni attendibilità». E la storia – quella vera – ci dice che partì invece da allora un rinascimento cruciale per la civiltà europea. Lo stesso ci auguriamo che accada con la vittoria del No nel referendum. E la permanenza al governo del ministro Boschi potrà essere solo un danno marginale.

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