Riforme e demagogia

23 SET
Dal dizionario di Repubblica:

demagogia [de-ma-go-gì-a]
s.f. (pl. -gìe)
1 Degenerazione del concetto di democrazia, in cui si ricerca il consenso delle masse popolari puntando sull’emotività, i pregiudizi e le suggestioni, piuttosto che sulla razionalità delle soluzioni.
2 estens. Pratica politica finalizzata alla pura ricerca del consenso, attraverso promesse non realizzabili o la soddisfazione di minimi bisogni immediati, spacciati per decisivi: fare della d.

Valerio Onida, presidente emerito della Corte costituzionale, a proposito della riforma costituzionale ha dichiarato:

“Ridurre il numero dei parlamentari può essere qualcosa a cui guardare in vista di una buona rappresentatività e anche di una funzionalità delle Assemblee. E questo avrebbe potuto portare a considerare eventualmente una riduzione del numero dei componenti di entrambe le Camere. Così come hanno fatto, invece, si tratta di una mossa demagogica, senza riguardo per i criteri di rappresentatività territoriale né per i criteri di funzionalità.

La venatura demagogica che pervade tutta la riforma è sintetizzata dal titolo, che cita la ‘riduzione del numero dei parlamentari’ (e non di una Camera sola), e ancora il ‘contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni’, come se le istituzioni si riformassero per risparmiare sulle spese.”

Non c’è bisogno di aggiungere altro.

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