Tagliati i parlamentari vogliono anche sceglierli

Le Camere potrebbero tranquillamente essere sostituite da rispettabili consessi dediti a interessanti conversazioni sull’ultimo successo editoriale, sul tempo, e magari sulla classe arbitrale “tutta venduta alla Juventus”.
Nicola Cariglia |
15 Settembre 2020

Non ce n’era bisogno. Ma per non farsi mancare niente, e senza alcuna vergogna, il testo base della nuova legge elettorale approvato dalla Commissione Affari costituzionali della Camera con i soli voti dei 5Stelle e del PD ci ha tolto ogni dubbio. E, cioè, ha dimostrato ancora più chiaramente le conseguenze del combinato disposto del taglio dei parlamentari (se, come pare, domenica prossima prevarrà il Si al referendum) e della nuova legge elettorale. Il testo base, infatti, non prevede le preferenze. Per ora si voterebbe con liste bloccate. E’ pur vero che si tratta di un testo base, sul quale pioverà una gragnuola di emendamenti di tutti i tipi. Ma è altrettanto vero che PD e 5Stelle hanno lasciato aperto il problema per il semplice motivo che non son d’accordo: contrari alle preferenze i democratici, al momento favorevoli i grillini.

E, dunque, non ci prendano per i fondelli. Senza voto di preferenza e con un numero minore di deputati e senatori, le nostre due Camere potrebbero tranquillamente essere sostituite da due circoli o club. Insomma, rispettabili consessi di signori e signore dediti ad interessanti conversazioni: sull’ultimo successo editoriale, sul tempo che non mantiene mai ciò che promette, magari anche sulla classe arbitrale “tutta venduta alla Juventus”. O qualcuno vorrebbe venirci a dire che la nostra è ancora una Repubblica parlamentare, quando i parlamentari vengono nominati dalle segreterie dei partiti, senza nemmeno un giro di cortesia là dove vivono e lavorano coloro che dovrebbero mettere il timbro formale alla pratica andando a depositare in numero sempre più circoscritto la scheda nell’urna?

Abbiamo ascoltato esponenti dei 5Stelle affermare che il loro partito è a favore delle preferenze. Ma che, alla fine, la loro coscienza è comunque salva perché il loro movimento sceglierà i propri rappresentanti in parlamento in maniera democratica, tramite Russeau. Di peggio non si poteva ascoltare. Chi si assume l’immane compito di spiegare a questi scappati di casa che le leggi si fanno per il popolo, non per il partito? Il voto che conta è quello degli elettori, non degli iscritti al partito; gli eletti, appunto, rappresentano il popolo, non il proprio partito; dunque, deve interessare come vengono scelti tutti i parlamentari. Nessuno può loro spiegarlo, perché la prevalenza dell’interesse di partito rispetto a quello delle istituzioni è diffusa presso tutti i partiti. E, infatti, siatene certi, nessun partito farà una vera battaglia a favore delle preferenze: a destra, a sinistra o al centro. Infatti, da 25 anni, le leggi elettorali che si sono succedute su un punto concordavano: scippare agli elettori la scelta dei deputati e dei senatori. I vertici dei partiti avrebbero potuto profittare di questo scippo per migliorarne la qualità. E, invece, hanno puntato sulla fedeltà. Ecco perché solo gli elettori, con una valanga di No, potrebbero fare capire che la misura è colma e che i cittadini vogliono riappropriarsi del diritto di scegliere.

Nicola Cariglia
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