Tina Anselmi e la fragilità della democrazia

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1 NOVEMBRE 2016 BY NANDOCAN MAGAZINE LEAVE A COMMENT

anselmi-tina-quadRoma, 1 novembre 2016 – “Un bene delicato, fragile, deperibile, una pianta che attecchisce solo in certi terreni, precedentemente concimati, attraverso la responsabilità di tutto un popolo”. Questo era la democrazia per Tina Anselmi. Non semplicemente l’andare a votare e neppure il progresso economico. Negli elenchi di Gelli furono trovati, come è noto, 950 nominativi, ma altri 1600 rimasero sconosciuti. Tra i primi, 52 alti ufficiali dei carabinieri, 50 dell’esercito,37 della guardia di finanza, 29 della marina,11 questori, 5 prefetti, 70 imprenditori, 10 presidenti di banca, finanzieri come Calvi e Sindona, 3 ministri in carica, 2 ex ministri, il segretario di un partito di governo, 38 deputati, 14 magistrati, sindaci, primari ospedalieri, uno stuolo di professionisti. E se qualcuno di quegli iscritti ha potuto restare impunemente ai primi posti della storia politica successiva ciò spiega a sufficienza perché Tina Anselmi, la prima donna ministro del nostro Paese, sia stata poi trattata come una presenza scomoda, una notabile verso la quale mostrare tanta deferenza quanta indifferenza. E al tempo stesso conferma l’attualità delle sue conclusioni, nelle quali la loggia P2 – scrive Tina Anselmi – appare “una operazione politica ispirata ad una concezione pre-ideologica del potere, ambito nella sua più diretta e brutale effettività; un cinismo di progetti e di opere che riporta alla mente la massima gattopardesca secondo la quale ‘bisogna che tutto cambi perché tutto resti com’era’”.

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